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Tariffs, Pharma e MedTech: Il prossimo capitolo in un panorama in evoluzione

Tim Farnham

Solo pochi mesi fa abbiamo esaminato le implicazioni sismiche dei Tariffs proposti dall’amministrazione Trump sui branded pharmaceuticals e sulle medical technologies. La nostra analisi si è concentrata sulle potenziali interruzioni delle global supply chains, sui rischi di escalation delle frizioni commerciali e sui strategic recalibrations che le aziende del settore life sciences avrebbero dovuto considerare. Da allora, gli eventi si sono evoluti rapidamente e il panorama appare sempre più complesso.

L’accordo Pfizer: Catalizzatore o eccezione?

Il momento decisivo è arrivato con l’accordo di Pfizer per una proroga di tre anni sui Tariffs, in cambio della riduzione dei prezzi dei farmaci sotto Medicaid e della partecipazione alla nuova piattaforma TrumpRx in direct-to-consumer. La reazione del mercato è stata immediata: le azioni del settore pharma sono salite rapidamente, sollevate dal fatto che lo spettro dei Tariffs generalizzati fosse sostituito, almeno temporaneamente, da un quadro negoziato.

Ma questo accordo va oltre il semplice titolo. Stabilisce un blueprint, un messaggio implicito secondo cui l’esposizione ai Tariffs può essere negoziata, a condizione che le aziende accettino pricing concessions o si impegnino a investire negli Stati Uniti. Per Pfizer, l’impatto finanziario può essere modesto, considerando gli sconti già esistenti di Medicaid, ma il simbolismo politico è significativo.

Espandere la rete: da Pharma a MedTech

Sebbene gran parte dell’attenzione si sia concentrata sui branded drugs, la prospettiva dei Tariffs si è ampliata. L’amministrazione ha segnalato un controllo sui medical devices, sui diagnostics e persino sulle biotech supply chains, avviando indagini sulla dipendenza settoriale dalle importazioni. I produttori di MedTech, storicamente meno esposti alle riforme dei prezzi statunitensi rispetto alla pharma, potrebbero ora trovarsi a gestire sia le minacce di Tariffs sia le pressioni sui costi.

Questo cambiamento sottolinea una realtà cruciale: i Tariffs non sono una questione esclusiva della Pharma. L’ecosystem delle life sciences, dai reagents alla robotica, è sempre più intrecciato con l’agenda più ampia di onshoring.

Investimenti come assicurazione

Parallelamente, i giganti del settore stanno impegnando record U.S. investments. Roche ha destinato 50 miliardi di dollari, AstraZeneca la stessa cifra e Novartis oltre 20 miliardi, collegando ciascun annuncio esplicitamente al rischio dei U.S. Tariffs. Questi capital deployments servono sia all’optics politica sia alla copertura operativa, posizionando le aziende come partner nel rinnovamento industriale degli Stati Uniti, assicurandosi al contempo dei carve-outs dai punitive Tariffs.

Per le piccole aziende biotech e MedTech, replicare tali mosse è tuttavia lontano dall’essere fattibile. Senza la scala necessaria nel balance sheet, affrontano la duplice sfida di gestire i Tariffs preservando al contempo la sostenibilità finanziaria. Le strategic partnerships, le contract manufacturing alliances e i guadagni in efficienza digitale potrebbero essere l’unica copertura sostenibile.